situazione-ingarbugliata

 

 

 

Tutti noi abbiamo a che fare con dei problemi, non qualcuno di noi ma tutti noi e naturalmente ci sarà chi è chiamato a risolverne di più, chi di meno.

La vita non risparmia nessuno.

Forse è un bene o forse è un male ma sta di fatto che non ho mai conosciuto nessuno che ne sia stato privato.

Ora, cosa succede quando arriva un problema oppure più problemi quasi contemporaneamente?

Come minimo siamo contrariati,
come massimo andiamo nel panico.

Ora tra questi due estremi esistono mille sfumature e varianti al come si reagisce davanti ad una difficoltà ma certamente sono veramente rare le persone che ne gioiscono.

Nello sconforto del momento se sei fra quelle persone più reattive, ti adoperi con tutte le tue risorse per fronteggiare la questione e cercare di risolverla come ti sembra nel modo più idoneo, nel modo più adatto secondo te, e usando le conoscenze che credi di avere.

Puoi tuffarti a piedi pari e azionare il turbo perché, tu, in quella situazione non ci vuoi stare e devi assolutamente togliertela di dosso.

Oppure potresti essere una di quelle persone che si affossano e stramaledicendo la questione, ti chiedi, forse, come puoi uscirne ma di fatto non l’affronti e rimandi.

E rimandi. E rimandi.

Fino a quando ti scoppia tra le mani e non puoi più permetterti di sorvolare.

Quello che voglio dirti è che prima o poi ti tocca davvero risolverla e qui scatta spessissimo un comportamento che non ti aiuta

chiedi un parere o aiuto a qualcuno.
MA
Chi è questo qualcuno?

Potrebbe essere tuo marito, tuo figlio/a, un’amica, una collega, ecc. insomma una persona che reputi ti voglia bene e di cui ti puoi fidare, certa che ti darà un parere e/o un consiglio per saltarci fuori.

Ma cosa succede?

Che da quella situazione non ne esci poi così facilmente, come forse ti aspettavi, dopo aver ricevuto la “consulenza” intrisa senz’altro di tanto affetto ma purtroppo, al 99% delle volte totalmente priva di competenza.

Non voglio dare addosso a nessuna delle persone in questione, sono certa che se davvero ti vogliono bene ti hanno consigliato al meglio che potevano, ovviamente secondo le loro conoscenze, ma quello che rende inefficace il loro aiuto è dato dall’affetto e dall’amore che provano per te.

E in più:

Quali conoscenze hanno?
E sono veramente conoscenze produttive per te?

Trovare una via d’uscita e quindi una risoluzione è un processo che, a seconda della portata della situazione, occorre avere conoscenze e competenze per osservare da più parti con serenità, lucidità mentale, prontezza di spirito e di azione, tenendo conto delle tue fragilità, delle tue esperienze, della tua situazione famigliare ed economica, delle tue capacità, nonché inclinazioni mentali e di carattere.

Ho lavorato con migliaia di persone nell’arco di 20 anni e troppe volte ho constatato che nessuno è stato educato dalla famiglia né tanto meno dalla scuola, alla conoscenza della mente e animo umano, almeno quella più spicciola, quella di base, che poco o tanto e che bene o male è indispensabile conoscere per riuscire a rapportarsi un minimo con se stessi e con gli altri.

Troppe volte, per non dire sempre ho visto persone improvvisarsi nel cimentarsi a suggerire una via d’uscita mossi dall’onesta volontà di aiutare con amore, nella speranza che il consiglio dato potesse servire a sbloccare il tutto.

Quindi supponendo che tu ti rivolga a una persona che reputi adatta ad aiutarti, di fatto non ti stai rivolgendo ad un esperto in materia, nemmeno se si tratta di un qualcuno che hai in casa, cioè un familiare o anche un amico, e nemmeno se questi sono afferrati in materia.

Perché non potrebbe funzionare nemmeno così?

Perché pur essendo preparati MA coinvolti e legati a te emotivamente, questo li porterebbe a falsare il loro aiuto dato con tanto affetto…e, ironia della sorte è proprio questo affetto che provano nei tuoi confronti a far sì che non riescano a distaccarsi per poter valutare te e la questione in ogni sua sfaccettatura con totale obiettività e di conseguenza con risultati ottimali per te.

Pur essendo io stessa counsellor non mi cimento con i miei famigliari proprio perché non riuscirei ad essere totalmente obiettiva senza lasciarmi trascinare dall’affetto e amore che provo per loro portandomi ad essere fuorviata e non utile per aiutarli.

Sembra davvero un paradosso ma

più una persona è legata a te dall’amore e meno riuscirà ad aiutarti.

Perciò, la prossima volta che ti trovi impelagata in una questione che non ti piace e non sai COME FARE a risolverla, non rimandare e dire “ci penserò” piuttosto che “speriamo che ci pensi qualcuno” o ancora “speriamo che passi e che tutto si risolva col tempo”.

So che se hai già provato queste strade, come me sai che non funzionano.

Continuare con questi atteggiamenti non ti porterà a niente, purtroppo.

Non chiedere aiuto o consiglio ai tuoi famigliari (che spesso arrancano nel tentare di trovare una via buona per te) o ai tuoi amici (che rischiano, in aggiunta a tutto a farti arrabbiare dicendoti cose del tipo: cerca di stare calma, di non pensarci, di fregartene e robe di questo tipo) ma puoi rivolgerti a chi è veramente preparato e specializzato, con esperienza decennale e che non sia legato affettivamente con te, ma che abbia un cuore e una mente che gli permetta di capirti e di entrare profondamente in sintonia con te per avere una totale obiettività e lucidità nel guidarti verso la risoluzione, insegnandoti nel dettaglio COME FARE.

Risolvi il tuo malessere con l’aiuto di un esperto e
con i tuoi famigliari goditi e condividi il tuo raggiunto benessere.

In questo modo sarai di aiuto anche a loro.

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Elisabetta – Advanced Counsellor Certificata Professionista

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